Diario di viaggio di un sognatore improvvisato
IL SOLE DI LAMBRATE E LE PORTE DI TRONDHEIM - 25/7/04
Spiriti decadenti, Animi tormentati, amanti delle nebbiose brughiere, tutti loro potranno incantarvi per ore parlandovi con voce sofferta ed ispirata, di affascinanti paesaggi piovosi,intrisi di magia nella foschia delle goccie d'acqua ticchettanti che si trasformano in gorgoglianti rivoli tra i vostri piedi umidi,infreddoliti e zuppi fino al midollo.
Sebbene in alcuni momenti della mia vita, comodamente seduto sul divano di casa o stravaccato sulla spiaggia di Camogli, crogiolato dal sole agostano, mi fossi sentito filosoficamente affine a simili, sublimi spiriti aulici, in quel momento, accoccolato sulla panchina di fronte al museo di arte moderna norvergese di Trondheim mi ero decisamente convertito alla causa militante del partito del solleone.
CON QUELLA FACCIA UN PO' COSI' CHE ABBIAMO NOI CHE ABBIAMO VISTO LA GRANDE CITTA' - 25/7/04
In fuga della pioggia battente sotto il cielo plumbeo di Trondheim ci eravamo rifugiati nella cattedrale cittadina, in realtà una modesta chiesa gotica spacciata dalle guide per il più grande e importante monumento della Norvegia. Piccola panacea per gli occhi di un italiano abituato a ben altre meraviglie architettoniche, riusciva solo a farmi tornare alla mente, mentre la funzione anglicana stava per avere inizio,l'emozione che provavo, io ateo da quasi 12 anni, ogni qualvolta varcavo la soglia della cattedrale di S.Lorenzo nella Grande Città.
Le sue mura a strisce bianche e nere mi davano sempre una grande emozione che in quei momenti si trasformava in grande nostalgia per la lontananza e la distanza.
Sfruttati i bagni della cattedrale, considerati dalla Toda vagamente blasfemi per il loro sotterraneo posizionamento sotto l'altare, vagavamo sperduti chiedendoci dove fossero mai i norvegesi nelle città sempre vuote e deserte sotto il cielo grigio e piovoso. Incline a lasciarmi andare a considerazione pseudo filosofiche nei momenti di noia, consideravo la nostra situazione in qualche modo emblematica del nostro viaggio. Passavamo da un paese ad un altro soli, senza mai conoscere gli abitanti del posto.
Camminando per le vie principali era inevitabile incontrare e conoscere viaggiatori piuttosto che Norvegesi, mentre ci si poteva permettere di uscire dalle rotte carovaniere dell'industria del turismo di massa solo in rari casi per tentare di limitare gli esorbitanti costi che si trattasse di cibo, trasporti o alloggio per la notte in questo paese dove solo l'aria sembrava essere gratis.
Addentando un plasticoso salsicciotto in un locale Mix, sorta di ibrido ipertecnologico tra un fast food, un tabacchi, un edicola ed un videonoleggio, ci rincuoravamo prendendo in giro la lontana Maya ed il suo iperbolicamente risicato budget di 600 euro spesi per qualsiasi viaggio dalla scampagnata sui prati allo sbarco su Marte.
"Attenta Toda! Con quel panino Maya ci vive due giorni!!"
Le nostre risate riecheggiavano forti e rimbombanti nel centro deserto immerso nel ticchettio insistente della pioggia battente.
LIBERI!- 25/7/04
Finalmente liberi!
La crociera sull'Hurtrigren si era rivelata mortalmente noiosa, le ultime ore erano trascorse interminabili e giunti alfine a Trondheim lo sbarco sotto la pioggia battente del mattino era risuonata in noi come una vera liberazione.
Dopo due giorni di reclusione forzata con soli 45 minuti, italiani, non norvegesi, per visitare i porti toccati, il poter camminare finalmente liberi all'aria aperta aveva dissolto i pensieri cupi della sera prima.
Complice la stanchezza e la noia della vita di bordo la Toda si era lasciata andare ad uno sfogo dal sapore di bilancio sulla sua vita di viaggiatrice troppo povera rispetto alle aspirazione ed ai sogni.
Attribuivo questa posizione all'ansia di chi ha già visto molto ma vuole vedere ancora di più ma quell'atmosfera ovattata ed ammuffita con i fiordi ridotti a nastro di foto rotante proiettato dai vetri panoramici della nave avevano dato al tutto una patina di impotenza a cui avevo inutilmente tentato di porre rimedio.
I viali anonimi e semideserti, la pioggia sempre più fitta, fredda e battente tra file di negozi chiusi e centri commerciali vuoti non sembrava però volerci togliere di dosso la pesante polvere accumulata sulla nave, non ci restava che sperare nelle sorprese di una Trondheim fino a quel punto anonima e uggiosa.
CI SI BECCA SUL DECK 5 - 24/7/04
Prima di imbarcarmi sulla Nord Kap avevo sempre pensato alle crociere come ad un inutile spreco di tempo finalizzato al consumo smodato di cibo ed all'eliminazione sistematica degli ultimi neuroni rimasti.
Giunto a metà del secondo giorno di navigazione la mia considerazione sulle crociere aveva ormai raggiunto insondabili abissi di biasimo.
Risalendo il fiordo puntando verso il mare aperto ci eravamo ormai dedicati all'esplorazione di ogni pertugio della nostra lussuosa casa-prigione galleggiante.
Avevamo percorso ogni ponte, provato ogni bagno, sbirciato ogni bar rigorosamente senza consumare e in preda alla ormai galoppante deriva senile che contagiava il 99% dei passeggeri, ci eravamo concessi una pennichella tra i fiordi sul ponte più alto della nave; unica piccola soddisfazione quando, ormai cotti dal sole e sferzati dal vento norvegese, eravamo scesi sotto coperta colmi della stanchezza del non fare nulla.
Non ci restava altro che ridacchiare del passare del tempo a spese degli altri attempati passeggeri fino a quando, esasperata, Toda decise di farsi una doccia per passare il tempo ed io presi a dedicarmi alle successive tappe del viaggio, un nome cominciava a scivolare sempre più insistentemente sulle nostre labbra : Finlandia.
DIMMI COSA NON MANGI E TI DIRO' CHI SEI - 24/7/04
Il menù del pranzo non era stato altrettanto felice come quello della colazione.
Carichi di aspettative ed in vena di sperimentazioni culinarie, avevamo previsto un primo a base di pane e granchio, un prelibato secondo di pane e aringhe ed un dessert di carote sbucciate irrorate, solo per il sottoscritto, di una squisita prelibatezza locale: originale birra norvegese proveniente da Bergen.
Il nostro tragico errore di fondo giunse alle nostre bocche affamate con tragica rapacità.
Il granchio, o meglio quel cibo per alieni andato a male posto nella pratica scatoletta a strappo era la cosa più orribile, cattiva e disgustosamente immangiabile che mi era mai capitato di mettere in bocca nelle mie precedenti tre vite.
Le aringhe per altro verso, dovevano essere state usate in qualche antica tortura vichinga per costringere i nemici a confessare i loro più pericolosi segreti. La birra, per finire, si era armoniosamente mescolata al retrogusto di granchio creando un irresistibile cocktail di sapori spazianti dal marcio stantio al putrescente rivoltato.
Attraversando i fiordi adornati da fragorose cascate, accettavamo stoicamente il fatto che nessuno potesse riuscire a fare ogni cosa alla perfezione e i Norvegesi non sfuggivano a questa regola aurea.
Granchi compresi.
FRAGOLE IN MARE - 24/7/04
Come risparmiare su una nave da crociera per incalliti vecchietti spendaccioni? Semplice, prendere un pane in cassetta immarciscibile comprato nel supermercato di Bergen, scrollare la marmellata a spruzzo, irrorare con dosi abbondanti le fette ed ecco che la colazione è servita.
Il vento salmastro, le scialuppe di salvataggio dal brillante arancione, i sedili di plastica ed il profumo del mare ci riportavano ad una dimensione per noi più congeniale, più nostra. Non ci restava che goderci il dolce momento in attesa del pranzo a base di pasta di granchio da consumarsi sulla terrazza panoramica confidando nel non incappare in qualche buffo regolamento norvegese.
O PARLI O NON TI LAVI - 24/7/04
Mai come in quei giorni avevo rivalutato il potere salvifico e rigenerante della doccia.
Stazione dopo stazione, ostello dopo ostello, quella pratica scontata ed automatica era diventata un elemento essenziale ed irrinunciabile della giornata fin dalla prima notte in aeroporto. Come spesso accadeva ormai, anche quel giorno sulla nave delle nuvole diretta verso Trondheim mi ero svegliato eoni prima della Toda per dedicarmi alla doccia e ritrovarmi da solo a godermi la nave immersa nella tranquillità del mattino. Era una emozione simile a quei giorni lontani del liceo quando, quasi un'ora prima delle lezioni, con la classe deserta dall'alto del quinto piano del M.L. King, nella Grande Città, sedevo sul bordo della finestra assorto a fissare un punto indefinito nel paesaggio ad ascoltare il silenzio di quei momenti sospesi.
Gli anni dell'università avevano appannato i ricordi di quella sensazione resa di nuovo vivida da un fiordo a migliaia di chilometri da quella polverosa classe.
Se non fossi stato impegnato a scrutare la cima innevata poco sopra i miei occhi curiosi avrei potuto considerare la cosa perfino buffa.
CIELO E MARE - 24/7/04
Dormire si era rivelata un'impresa al di là delle mie capacità. Il freddo,la scomodità, l'impossibile posizione mi avevano strappato al sonno, maledicendo le mie le mie membra rattrappite avevo alzato lo sguardo incontrando il sacco a pelo della Toda ed uno spettacolo che non avrei dimenticato per il resto della mia vita.
Intorno a me, mentre la nave addormentata ronzava silenziosa cielo e mare giocavano ad imitarsi. Immerse in una indefinita alba dalle tenui sfumature grigio azzurre, appena arrossate da una punta di colore più immaginata che percepita, le nuvole ed il cielo mutavano le loro forme specchiando la realtà sotto di loro. I fiordi ai loro piedi, per non dimostrare di essere da meno, avevamo accolto la loro sfida imitando anch'essi la forma delle nuvole sovrastanti tanto che se non fosse stato per il verde intenso dei fiordi nascosti nella tenue luce del mattino si sarebbe potuto dire di navigare in un cielo punteggiato di incredibilmente insignificanti case solitarie.
AURORA BOREALE - 24/7/04
Era nata! La piccola Aurora, figlia della Fra aveva fatto il suo primo passo in questa valle di aringhe che è la vita,quando l'sms di Mongal mi aveva raggiunto sul ponte della nave la Toda era scappata ad usufruire delle doccie in marmo di Carrara del nostro modesto battello postale e il messaggio era allora corso a Maya in partenza per le assolate e minate terre slave.
La sua risposta mi aveva lasciato contento e vuoto allo stesso tempo ma, come spesso succedeva in quei giorni di decisioni repentine, sceglievo di dedicarmi alla più impellente attività del sonno senza pormi ulteriori domande.
LOVE BOAT TRA I FIORDI - 24/7/04
Non appena le parole "Battello Postale" si erano intrufolate nella nostra mente più di un mese prima tra le strade della Grande Città, io e la Toda avevamo cominciato a costruire la nostra personale, romantica visione di quello che ci avrebbe aspettato nella crociera dell' Hurtrighen: solide, spartane navi, biondissimi marinai cotti dal sole e temprati dalle imtemperie, una sala di rude metallo per ciaciglio notturno con annessa distribuzione di birra di merluzzo e cioccolato caldo al risveglio.
Ora, sollevati gli occhi nella sala in cui ci apprestavamo a dormire ecco aprirsi una interminabile teoria di tavolini in mogano e cristallo, aria condizionata, vista panoramica, assistenti di bordo vestiti come camerieri ad un matrimonio ed una affascinante atmosfera da crociera dei sogni per coppie di cinquantenni in cerca dell'antica, giovanile scintilla di coniugale passione. Il viaggio perfetto per raggiungere capo nord sorseggiando un analcolico alla frutta per lei ed una birra media per lui domandandosi quanto sarebbero stati invidiosi gli amici a rimirare il loro set completo di Troll da viaggio comprati cinque minuti prima della partenza all'aeroporto di Oslo.
Le nostre faccie erano indescrivibili. Spersi in un mondo alieno di moquette in tinte pastello e dentiere sfuggenti eravamo naufraghi raccolti dalla nave di Love Boat.
Dopo il primo momento di smarrimento l'ultimo panino di Bergen accompagnato dalle carote sbucciate di ordinanza di fronte al negozio di souvenir e le fragole giganti avevamo recuperato un sano slancio ridanciano e, conquistato il ponte sette, ci preparavamo ad attrezzare la sala panoramica a nuovo, improvvisato campo base.
Un modo creativo per ammortizzare i costi dopo tutto.
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